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07 novembre 2021
"IL CARRELLO" DI VINCE FERRARI
Una ruota cigolava di quel rumore fastidioso e, a scadenza regolare, faceva un giro di 360°, sembrava danzasse, un, due tre...piroetta. Vittorio aveva preso "in prestito" il carrello dal supermercato, non tanto per portare la spesa, che si riduceva a tre, quattro lattine di birra, ma lo utilizzava come deambulatore. Il suo corpo si stava consumando a causa dell'abuso di alcool e le gambe tumefatte gli impedivano di reggersi in piedi in modo sicuro. Vittorio aveva superato i cinquant'anni, un passato da contabile nello studio di un commercialista. Simpatico, acculturato, non aveva mai avuto una relazione, e, forse nemmeno un'avventura, ma si era innamorato follemente di una collega, che non lo aveva mai ricambiato. Sulla soglia dei quarat'anni, Vittorio lasciava il lavoro, spossato da una quotidianità che gli andava stretta. Decide di trascorrere le sue giornate per la strada, investendo tutto su di un altro amore, quello per l'alcool. Sperperata la liquidazione, campava di elemosina, tanto poco gli serviva per comprare le solite lattine di birra. Aveva un bilocale, poco distante dal centro città, ereditato da una zia, dove tornava ogni sera a dormire, solo a dormire però, non aveva più cura della sua persona, come dell'appartamento. La mattina si alzava presto, percorreva il viale che portava al supermercato col suo carrello cigolante. Un'anziana signora lo sentiva tutte le mattine passare sotto la sua finestra. Ogni giorno Vittorio faceva tanti giri al supermercato, quanti soldi riusciva a raccogliere. Durante la giornata, stava seduto su una panchina del viale, in compagnia di altri diseredati e di tossici che cercavano di portargli via i suoi spiccioli. Vittorio era conciato peggio di loro, sporco, puzzolente, con i capelli tutti appiccicaticci. Con il passare del tempo il colore della sua pelle era diventato sempre più indefinito, verde, giallo... Una sera era talmente senza forze che si addormentò sulla panchina. I suoi compagni di sventura lo lasciarono lì, prendendolo in giro. La mattina dopo l'anziana signora non lo sentì passare. I passanti lo guardavano sdraiato sulla panchina con la coda dell'occhio, facendo una smorfia schifata. Nel pomeriggio un tossico lo raggiunse alla panchina per chiedergli qualche centesimo, lo scrollò e Vittorio cadde per terra. Aveva finito di arrancare in una vita mai vissuta.
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